Mauricio Macri e il vero volto della Rivoluzione dell’Allegria

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I primi 200 giorni del governo di Mauricio Macri

Revolución de la Alegría. Era cominciato con le più roboanti promesse il mandato di Mauricio Macri, figlio di immigrati italiani che ha ottenuto la presidenza dell’Argentina il 10 dicembre 2015 con la sua “Rivoluzione dell’allegria” per Zero pobreza (povertà zero); ma dopo circa 200 giorni, la situazione in cui versa il paese albiceleste non è così positiva come promesso dal neopresidente.

Le promesse. Macri, primo presidente eletto dell’area di centro-destra dal 1983, inizia il suo cammino ponendosi tre obiettivi: essere il presidente di tutti gli argentini promuovendo unità e collaborazione, porre fine al traffico di droga, e raggiungere la cosiddetta “povertà zero”. Sottolineando più volte la sua inclinazione al lavoro di squadra ed al dialogo in campo politico, Macri era riuscito nell’intento di convincere addirittura numerosi esponenti progressisti e di sinistra, nonostante avesse l’intenzione di portare l’economia argentina, dapprima ampiamente controllata dallo Stato, nel mercato libero.

Inflazione, povertà e disoccupazione. Nonostante i buoni propositi, il risultato a sei mesi dall’inizio del governo vede un pesante aumento di inflazione, povertà e disoccupazione, e l’emissione di decreti legge che vanno man mano a danneggiare lo sviluppo portato dai governi precedenti in termini di diritti umani e civili. Sembra che il numero di violenze perpetrate da parte della polizia verso i giovani dei territori più poveri sia in aumento; inoltre, diverse associazioni per i diritti umani sono rimaste senza fondi, e le proteste per la richiesta di giustizia nell’occasione dell’anniversario del golpe argentino sono state forti e numerose. Amnesty International ha invece denunciato la prolungata carcerazione preventiva di Milagros Sala, attivista che viene detenuta senza chiare motivazioni solo per aver raggiunto successo e potere tramite la costruzione di nuove case e servizi, inseriti all’interno di un movimento popolare per aiutare le zone più povere.

Bugie e nuove promesse di Macri. A sentire Macri sembra che l’Argentina stia vivendo uno dei periodi più floridi della sua storia. All’inizio di luglio 2016, presso la Sun Valley Conference in Idaho, il presidente argentino ha parlato di globalizzazione e liberalizzazione come punti forti della ripresa argentina: in seguito ai tagli alle tasse ed alle spese da lui eseguiti, Macri ha invitato investitori ed imprenditori da tutto il mondo ad operare in Argentina, ed ha ribadito che l’eliminazione della povertà tramite nuovi posti di lavoro e l’attrazione di capitale estero resta la priorità principale. Ha sottolineato il voler mantenere un equilibrio nella provenienza del capitale, non lasciandolo in mano agli asiatici ma distribuendo i rapporti commerciali anche tra USA e Europa. Questi investimenti sono necessari per la buona riuscita dell’imponente programma energetico e di infrastrutture previsto dal governo Macri: vuole infatti rendere l’Argentina autosufficiente al più presto, tramite le energie rinnovabili, e migliorare non solo la produzione di energia, ma anche i trasporti via terra e acqua. Un altro punto importante è l’economia agroalimentare: Macri sostiene che la produzione del settore verrà raddoppiata nel giro dei prossimi cinque anni. Macri descrive la popolazione come una “compagna” che si deve attenere positivamente alle direttive ritenute necessarie dal presidente. La stessa visione positiva è stata riportata settimana scorsa durante la celebrazione dell’anniversario della Borsa Valori di Buenos Aires: Macri ha descritto l’Argentina come un paese che genera entusiasmo, curiosità e partecipazione nel resto del mondo. Ha parlato delle sue visite a capi di Stato come Obama, Hollande e Renzi, tutti entusiasti della sua politica e pronti ad investire e ad accompagnare il paese nel suo nuovo percorso. L’Argentina, secondo il presidente neoliberista, è l’unica buona notizia del momento. Parole già sentite in altri paesi da altri presidenti…

Bollette in aumento fino al 500% Questo scenario quasi idilliaco non è condiviso da buona parte della popolazione: in migliaia sono scesi per le strade protestando contro l’aumento dei prezzi di energia, luce e gas imposti dal governo. La protesta è stata organizzata da gruppi di associazioni dei consumatori e organismi politici di sinistra dopo l’ennesimo aumento; Macri avrebbe individuato nella decisione del governo precedente di bloccare le tariffe un grave danno per l’economia argentina e per questo ha innalzato i prezzi e tagliato i sussidi, invitando la gente a risparmiare, diminuendo gli utilizzi energetici. La popolazione però non può più permettersi di pagare le bollette e mantenere una famiglia allo stesso tempo, anche perché si parla di aumenti che vanno dal 300% al 500%. Queste le prime misure di Macri sui tagli della spesa e gli unici ad esserne stati colpiti sono stati proprio gli appartenenti alle classi medio-basse.

Licenziamenti, tagli e disoccupazione. Un altro grave danno subito dalla popolazione è la disoccupazione: nonostante l’obiettivo del presidente di eliminarla, numerosissimi sono stati i licenziamenti nella pubblica amministrazione, specialmente per quanto riguarda la cultura e la sanità. Le politiche di austerità in aggiunta all’inflazione hanno avuto notevoli ripercussioni sul settore privato, causando altre migliaia di licenziamenti. Sono stati 179.000 i lavoratori che hanno perso il posto nei primi sei mesi del governo, di cui circa 66.000 nella pubblica amministrazione. Secondo i sondaggi, la più grande preoccupazione della metà degli argentini è proprio la possibilità di perdere il lavoro.

Chi ci guadagna? Esiste qualcuno che ha tratto beneficio dalle politiche governo Macri? Sembrerebbe di sì: una parte di imprenditori ha usufruito di diverse agevolazioni, tra cui la cancellazione delle tasse sulle esportazioni (tasse che il governo precedente spendeva in ambito sociale e umanitario) e l’eliminazione delle limitazioni all’acquisto di dollari, utili per gli imprenditori medio-alti abituati ad utilizzare la valuta americana.

Popolarità in caduta libera. Con l’inflazione più alta degli ultimi 14 anni e la povertà in aumento, la popolarità del neoeletto presidente è in caduta libera. Macri chiede di pazientare, la condizione in cui ha trovato il paese sarebbe estremamente pesante: le promesse fatte in campagna elettorale sono ricordi lontani.

23 anni, ho studiato Scienze Linguistiche a Milano. Eternamente indecisa. Ho vissuto un mese a Valencia e forse ne passerò un altro in Inghilterra; dopo aver partecipato come volontaria in un'associazione culturale ed in un festival di fotografia, ho iniziato a scrivere, l'unica passione sulla quale non ho mai cambiato idea.

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