Elezioni in Moldova: la vittoria dei filorussi e le irregolarità nel voto

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Elezioni in Moldova: la vittoria dei filorussi e le irregolarità nel voto
@Stefano Porta

di Stefano Porta

Il 13 Novembre 2016 si sono svolte, in Repubblica di Moldova, le elezioni per la nomina del nuovo Presidente della Repubblica. La Moldova è un piccolo stato dell’Ex Unione Sovietica, divenuto indipendente nell’estate del 1991, che vanta il triste primato di paese più povero d’Europa. Il paese è arrivato a queste votazioni con una situazione, politica ed economica, del tutto precaria. Le ultime votazioni parlamentari, svoltesi nel 2010, videro il partito Comunista, filo russo, ottenere il maggior numero di voti ma al governo ci andò una coalizione, denominata “Alleanza per l’Integrazione Europea”, guidata da Vlad Filat, al quale venne dato l’incarico di Primo Ministro.

La svolta europea durò ben poco, il presidente Filat venne accusato di corruzione, dimesso dal suo incarico nella primavera del 2013 e successivamente arrestato nel 2015, in seguito allo “scandalo bancario” che nel 2014 colpì tre banche moldave, dalle quali si volatilizzò nel nulla ben 1 miliardo di dollari(!). Dall’uscita di scena di Filat la Moldova si è affidata a governi tecnici, senza aver mai imboccato la strada di nuove elezioni parlamentari.

A completamento dello scenario, una situazione geopolitica permanentemente instabile, fin dal giorno successivo della proclamazione di indipendenza della Repubblica di Moldova del 1991: la regione della Transnistria, situata sul territorio moldavo, si è infatti autoproclamata indipendente e sul proprio territorio, a tutt’oggi, dimora la 14^ armata dell’esercito russo. La Transnistria nel marzo del 2014 ha chiesto l’annessione alla Russia, in seguito all’annessione della Crimea.

È in questo contesto, del tutto nebuloso, che la popolazione moldava è andata alle urne per eleggere il proprio Presidente; infatti una modifica della Costituzione ha permesso, a 20 anni di distanza dall’ultima volta, l’elezione diretta del Capo dello Stato da parte del popolo. Il 30 ottobre 2016, nel corso della prima tornata elettorale, Igor Dodon, capo del partito socialista, legato all’oligarchia del paese e strettamente connesso al governo di Mosca ha ottenuto il 48% dei consensi sfiorando l’elezione diretta. Sfruttando le difficoltà dei partiti filo-europei degli ultimi anni, Dodon ha portato avanti la sua campagna elettorale promettendo un ritorno sotto l’ala protettrice russa e l’ingresso nell’Unione Economica Euroasiatica in caso di vittoria.

Al ballottaggio con Dodon è andata Maia Sandu, donna economista che, dopo aver lavorato presso la Banca Mondiale a Washington, è stata richiamata in patria a ricomporre i cocci della parte più “europeista” del paese. Alla guida del partito popolare “PAS” ( Partito Azione e Solidarietà) la Sandu ha ottenuto il 38% delle preferenze.

Nelle due settimane precedenti al ballottaggio la campagna elettorale si è particolarmente inasprita. La contrapposizione “Occidente-Oriente” e “Donna-Uomo” ha sicuramente favorito lo scontro e Dodon, grazie al supporto di stampa e media compiacenti, di un paese ancora legato ai vecchi cliché ed all’appoggio della chiesa ortodossa russa ha avuto campo libero in patria, minacciando l’arrivo di 300.000 siriani in caso di vittoria della sua sfidante europeista, e diffidando dalle capacità di una donna a governare una nazione, per di più non sposata e quindi non vista proprio di buon occhio dalla chiesa.

Elezioni in Moldova: la vittoria dei filorussi e le irregolarità nel voto
@Stefano Porta

Di contro, la “diaspora” moldava, ovvero i moldavi espatriati (1/3 della popolazione moldava), per provare a garantirsi un presente ed un futuro migliore, ma con tanta nostalgia della propria terra, hanno da subito individuato in Maia Sandu la persona giusta in grado di cambiare il paese, darne una stabilità e una speranza di sviluppo futuro. La difficoltà per la “diaspora”, nel sostenere la propria candidata, era nel riuscire a raggiungere i seggi elettorali sparsi per il mondo, infatti per il ballottaggio, ne erano previsti solo 100. Da una ragazza moldava, attualmente residente in Spagna nasce l’idea di lanciare su Facebook la campagna Adopta un Vot! ovvero, “Adotta un Voto!”. Lo scopo della campagna era di dare una sistemazione, un passaggio, un supporto a tutti i moldavi espatriati per poter andare ad esercitare il loro diritto di voto! A dimostrazione della bontà dell’iniziativa, nell’arco di una decina di giorni la pagina Facebook ha superato gli 80.000 iscritti. Il 13 Novembre in occasione del ballottaggio, ben 135.000 moldavi all’estero sono andati a votare.

Ma ad oggi, a distanza di alcuni giorni dalla votazioni del 13 Novembre la Repubblica di Moldova non ha ancora “ufficialmente” nominato il proprio Presidente della Repubblica. La tornata elettorale della scorsa domenica ha presentato una così elevata serie di irregolarità che ha costretto la Commissione Elettorale Centrale al riconteggio delle schede che, “ufficiosamente”, avevano visto prevalere il candidato socialista Igor Dodon con il 52% dei voti.

Elezioni in Moldova novembre 2016
@Stefano Porta

Le irregolarità sono state sia nel voto all’estero che in quello locale. All’estero migliaia di cittadini non ha potuto votare perché in ogni seggio erano state consegnate solo 3.000 schede elettorali. Questo prevede la legge elettorale moldava; ma la stessa prevede la possibilità di creare nuove schede in caso di necessità, cosa che però non è stata fatta. E allora migliaia di persone a Londra, Dublino, Parigi, Bucarest, Parma, Bologna ed in altre città del mondo non ha potuto esercitare il proprio diritto rincorso attraverso centinaia di km di viaggio, soldi spesi in aerei/pullman/treni e in alcuni casi con appositi permessi di lavoro. Sempre all’estero ci sono stati casi di persone alle quali è stato impedito di votare perché il voto risultava già espletato in Moldova poche ore prima. Evidentemente qualcuno aveva già votato per loro.

In Moldova le irregolarità hanno riguardato alcuni casi di “morti votanti”, mentre in 12 sezioni elettorali il voto è stato comunicato alla Commissione Elettorale Centrale al contrario rispetto ai numeri reali, con errori tutti a favore del candidato Dodon. Ci sono poi i casi della regione russofona della Gagauzia e della Transnistria. Nel primo caso sono state raggiunte percentuali che un tempo si definivano “bulgare” con il 99% dei votanti a favore del candidato Socialista. In Transnistria, essendosi proclamata a suo tempo indipendente, non erano previsti seggi elettorali; si è però registrato l’arrivo di decine di pullman, nelle sezioni elettorali più vicine alla regione separatista, con migliaia di cittadini transnistriani in possesso di carta di identità moldava pronti a votare. I pullman, come documentato dalle tv moldave, accorse sul posto, sono stati organizzati appositamente in appoggio del candidato socialista ed ai votanti è stato pagato il viaggio, il pasto ed è stato dato l’equivalente, in moneta locale, di 5 euro in cambio del voto.

Infine, nel corso della giornata elettorale, gran parte della popolazione ha ricevuto un sms da una compagnia petrolifera nel quale si diceva che, in caso di voto favorevole a Igor Dodon, avrebbero regalato 5 litri di benzina. Lunedì 14 Novembre, in seguito a questa serie innumerevole di irregolarità, Maia Sandu ha chiesto le dimissioni del capo della Commissione Elettorale Centrale e del Ministro degli Esteri, il riconteggio dei voti e ha lanciato una raccolta firme per l’annullamento delle elezioni del 13 Novembre.

Da lunedì 14 Novembre la gente è andata a protestare nelle piazze della capitale Chisinau, e davanti alle ambasciate e consolati di molte città europee. Le proteste continueranno almeno fino a tutto il prossimo week-end. L’instabilità moldava sembra quindi destinata a continuare; non si sa se Dodon verrà nominato effettivamente Presidente o se si assisterà ad un ulteriore tornata elettorale ma, in un paese che non sa scegliere il proprio futuro, dove i diritti vengono limitati, dove corruzione e disinformazione sono all’ordine del giorno e dove le persone possono essere manipolate con un pugno di monetine, è arrivata una grande lezione di libertà, al di là di come la si pensi politicamente.

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