Chiedi di Djokovic in Serbia

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djokovic in serbia
@marcomazzoni

Borislav Stanković è un ex-giocatore, allenatore e dirigente di pallacanestro serbo. Un uomo che nel corso della sua vita ha dimostrato di sapere guardare molto più avanti rispetto a tutti gli altri. Di fatto, l’idea di far partecipare alle Olimpiadi i professionisti americani della NBA e la conseguente creazione di quella cosa molto bella chiamata Dream Team, è sua.

Il nostro ha sempre avuto anche un’idea molto chiara del presente e della storia. Riguardo ai risultati sportivi della sua nazione, e collegandosi alle ribellioni che il suo popolo ha dovuto condurre nel corso dei secoli, una volta ha dichiarato: «Vivevamo in gruppi e imparavamo a cooperare, a lavorare gli uni con gli altri. Siamo cresciuti con questo nel sangue».

Noi serbi non abbiamo mai avuto un gran successo negli sport individuali, ma in quelli di squadra siamo molto, molto forti.

Analisi per certi versi lucidissima e veritiera che però è stata messa in crisi dall’ascesa fino ai vertici del tennis mondiale di Novak Djokovic. Uno strapotere, quello del ventinovenne belgradese, che forse nemmeno la lungimiranza di Stanković sarebbe stato in grado di prevedere.

Djokovic in Serbia: vincere e diventare icona

La carriera di Djokovic è stata in crescendo. Dopo la prima vittoria in uno Slam in Australia nel 2008, a partire dal 2011 il serbo ha iniziato ad inanellare una serie incredibile di successi che, da giovane leone alla rincorsa dei giganti Federer e Nadal, lo hanno fatto diventare un dominatore, per certi versi quasi monotono, del tennis mondiale, nonostante alcune sconfitte inaspettate negli ultimi mesi.

Con i successi è cresciuta in maniera esponenziale anche la fama. Djokovic, grazie anche al fatto di essere un ragazzo disinvolto e poliglotta, è diventato un personaggio in tutto il mondo, ma naturalmente è nella sua patria, in Serbia, che è diventato davvero un’icona.

Dalle parti di Belgrado non si era mai visto non solo un tennista così forte, ma probabilmente uno sportivo così importante, di sicuro non nelle discipline individuali. È vero, negli anni novanta, sempre impugnando una racchetta, ha avuto un grande successo Monica Seles, ma l’ex-rivale di Steffi Graff, pur nativa di Novi Sad, proviene da una famiglia di origine ungherese e dal 1994 ha scelto addirittura un’altra nazionalità, quella statunitense.

Djokovic, invece, per quanto si sia allenato a lungo all’estero, in Germania e in Italia, è un talento serbo al 100% e l’orgoglio patrio è qualcosa molto presente nelle sue dichiarazioni, nelle sue esternazioni e in quello che fa.

Djokovic a Londra 2012, da portabandiera

Djokovic in Serbia è il campione migliore, la faccia pulita dello sport, un orgoglio nazionale, un ragazzo a modo, il figlio ideale. Una figura molto distante dai comportamenti non del tutto edificanti di alcuni calciatori o dallo spreco di talento di cui spesso è stata colpevole la nazionale di basket. In tempi recenti, solo la nazionale di pallanuoto, vincitore degli scorsi Europei giocati a gennaio a Belgrado e dell’oro olimpico a Rio, ha potuto tenere il passo con le soddisfazioni che Nole ha regalato alla sua gente.

Il più grande sportivo serbo di sempre?

Da anni l’opinione comune in Serbia è che Djokovic sia ormai, senza timore di smentite, il miglior sportivo mai espresso dal paese. A pensare questo non sono soltanto i semplici tifosi, ma anche altri atleti suoi connazionali, siano essi “colleghi” di Nole, come l’altro tennista Janko Tipsarević, o icone di altre discipline. Dejan Stanković, ex-capitano della nazionale di calcio che noi in Italia conosciamo bene, già qualche anno fa aveva dichiarato:

È il nostro migliore atleta di sempre. Sono con lui con tutto il mio cuore.

Ovviamente, con queste premesse, il discorso sul miglior tennista serbo di sempre non viene neanche iniziato. È palese, lapalissiano. Lo è talmente tanto che più di qualcuno di recente ha iniziato ad alzare l’asticella e a porsi una domanda: “scusate tanto, ma cosa avrebbe Djokovic in meno di Federer?“. Il dominio che Nole ha imposto negli ultimi anni sul mondo del tennis ha fatto sì che in molti in Serbia iniziassero a pensare che le sue qualità siano superiori a quelle del campione svizzero e di qualunque altro atleta nella storia di questo sport. A sostenere ciò sono personaggi illustri del tennis balcanico.

Per Nikola Pilić, uno dei più importanti ex-tennisti jugoslavi e tra i primi allenatori di Djokovic, «è molto difficile che qualcuno ripeta quello che Novak sta facendo. Possiamo già dire che è vicino a diventare il migliore di sempre». E se per la maggior parte degli esperti quel titolo spetta ancora a Roger Federer la colpa è dei media occidentali. «Credetemi. So come funzionano», ha chiosato al giornale serbo Informer. Ancora più esplicito è Bogdan Obradović, l’attuale capitano della squadra nazionale di Coppa Davis, per il quale:

Quando Federer e Nadal erano al loro meglio, non erano allo stesso livello a cui è adesso Nole.

Una nazionale di un solo uomo

Quanto detto finora riguarda l’aspetto prettamente sportivo, ma la vera portata dell’impatto che Djokovic ha avuto nella cultura del suo paese lo si può vedere fuori dai campi. Nole è ormai un’icona, una bandiera, una nazionale di un solo uomo. Le immagini della festa in suo onore che si è tenuta a Belgrado nel 2011, dopo il primo trionfo a Wimbledon, sono eloquenti: piazza gremita, gente in visibilio, bandiere mostrate con orgoglio. Tutto molto simile a quello che vediamo per le selezioni che vincono i mondiali o gli europei di calcio.

Un’altra manifestazione dell’importanza che ha conquistato Djokovic la si nota semplicemente passeggiando per le strade delle più importanti città serbe. Nelle bancarelle che vendono souvenir, oltre ai monumenti e alle bellezze locali, tanti prodotti, come calendari, tazze e magliette, sono dedicati proprio al tennista. Nole come la Statua del Vincitore a Belgrado o la fortezza di Petrovaradin a Novi Sad.

Le aziende più importanti se lo contendono come testimonial, i politici non perdono occasione per celebrarne i trionfi (nel 2012 gli è stata conferita la medaglia dell’Ordine della Stella dei Karađorđević, una delle massime onorificenze civili in Serbia), le sue partite e le sue sfide più importanti diventano eventi da non perdere, appuntamenti per i quali scappare dal lavoro il prima possibile, come succede da noi per la nazionale di calcio. La finale di Wimbledon del 2015 ha avuto picchi di share al 43,5% su RTS (la televisione pubblica) e più di un 1.800.000 di persone (in un paese che ha una popolazione complessiva inferiore agli otto milioni) ne ha visto almeno un minuto.

Un posto nella cultura serba

Nole come evento imperdibile è ormai così radicato nella cultura serba da essere diventato persino argomento da sit-com. In una puntata della popolare serie “Anđelka i Andrija“, incentrata sulle vicende di una giovane coppia, il protagonista maschile, incaricato dalla ragazza di lavare i piatti mentre lei è al cinema, arriva a riempire la vasca di tegami sporchi pur di avere il tempo di vedere l’incontro del campione serbo contro Gaël Monfils. Venendo poi puntualmente scoperto.

Rimanendo in tema appeal televisivo, nel 2014 il programma “Vecé sa Ivanom Ivanovićem” (“Serata con Ivan Ivanović”, classico talk show con interviste in onda su Prva, uno dei principali canali nazionali) ha dedicato una puntata speciale a Djokovic, ovviamente seguitissima. Un’ora e venti di intervista nella quale il tennista si è districato con assoluta disinvoltura tra domande e momenti comici col presentatore. Lo spannung di quella serata è stato senza dubbio quando il padrone di casa ha lanciato un video dove passanti e gente comune esprimevano pareri molto negativi su Djokovic. Nole si è mostrato sorpreso, ma divertito di fronte a tali critiche abbastanza inaspettate. Alla fine però Ivanović ha rivelato che si trattava di uno scherzo. In realtà, le persone intervistate avevano risposto alla domanda “cosa pensa di Roger Federer, come persona e come giocatore di tennis?“.

In pochi infatti osano criticare Djokovic. È diventato un esempio. La maggior parte della gente lo adora e la sua famiglia fa notizia in quanto tale. Persino la moglie Jelena Ristić è un personaggio molto apprezzato. Nole ormai è un simbolo della nazione e lui non perde occasione per ribadire il suo legame con la Serbia.

La sua grandezza sta nel riuscire a salvaguardare questa posizione mantenendo sempre un certo equilibrio ed evitando il bieco nazionalismo. Un esempio di ciò è quanto avvenne nel 2007 durante la premiazione del Torneo di Montreal che aveva appena vinto. Lo speaker lo definì erroneamente “croato” e lui, una volta preso il microfono, disse senza perdere il suo solito amplomb:

I don’t mind you calling me Croat…Serbs and Croats, it’s almost the same.

Un piccolo capolavoro di diplomazia che gli fece guadagnare molti fan anche in Croazia e che viene ricordato ancora oggi.

Persino le autorità religiose, molto importanti quando si parla di identità nazionale serba, hanno recepito la sua importanza. Djokovic del resto si è sempre dichiarato credente e ha più volte dimostrato il suo attaccamento ai valori della religione ortodossa. Nessuno si è quindi sorpreso quando nel 2011 il patriarca Irineo, il primate della chiesa ortodossa serba, lo ha proclamato membro dell’Ordine di San Sava, massima onorificenza religiosa del paese, e ne ha riconosciuto il suo ruolo di ambasciatore della Serbia nel mondo.

Neanche le recenti e inattese sconfitte hanno intaccato l’immagine del tennista tra i suoi connazionali. Se dopo il K.O. con Sam Querrey a Wimbledon la reazione generale è stata tutto sommato contenuta, la precoce eliminazione dal torneo olimpico di Rio e le successive lacrime in diretta TV con scuse ai tifosi hanno, se possibile, rinforzato ancora di più il legame tra l’atleta e la sua gente. La blogger Saša Simović ha scritto una lettera sul suo profilo Facebook, poi rilanciata da molti siti di informazione e che ha avuto numerose condivisioni, in cui a nome di tutti ribalta le scuse, difende Djokovic da chi lo critica e lo ringrazia per aver dato finalmente alla Serbia qualcosa per cui essere conosciuta nel mondo che non siano i ricordi della guerra di venti anni fa.

Alla luce di tutto questo, secondo alcuni Djokovic può essere quindi definito addirittura la più grande personalità serba di tutti i tempi e in tutti i campi. Un’opinione abbastanza forte se consideriamo che stiamo parlando di una paese dal quale provenivano figure come Nikola Tesla e il Premio Nobel per la letteratura Ivo Andrić. Qualcuno ha quindi iniziato a pensare che l’esaltazione generale per il tennista stia diventando forse un po’ troppo eccessiva. Il loro punto è semplice: nessuno mette in dubbio le sue qualità sportive e la sua grandezza nel tennis, ma addirittura il più grande serbo di sempre?

Quelli che criticano Nole Djokovic

È di questo avviso, per esempio, Aleksandar Bećić, scrittore e giornalista serbo. Bećić ha contrastato l’eccessivo entusiasmo per la figura di Djokovic, ritenendolo esagerato dato che si sta parlando solo di uno sportivo. «Quella frase banale per cui Novak è il nostro miglior ambasciatore nel mondo – sostiene – è così disgustosa che è difficile citarla. La usiamo con tutti gli atleti che vincono medaglie, ma mai per i giovani scienziati». Lo scrittore inoltre denuncia come sia stato immediatamente additato a traditore ricevendo moltissimi insulti solo per aver scritto una provocazione sul suo profilo Facebook.

 Quanto ha messo Nole nel vostro portafoglio? E nel vostro frigorifero?

Pur riconoscendone l’innegabile grandezza da un punto di vista sportivo, Bećić non ci sta ad accettare l’intoccabilità tout-court. «Fare provocazioni su Djokovic è peggio che mettere la mano in un nido di vespe. Di lui puoi solo parlarne per superlativi».

Uno degli altri punti principali della critica di Bećić riguarda un altro tema spinoso del discorso sull’immagine pubblica di Djokovic. Il tennista infatti non risiede legalmente in Serbia, ma nel Principato di Monaco. Situazione che gli permette quindi di non dover pagare tasse nel suo paese. Per molti, tra cui Bećić, un atteggiamento un po’ ipocrita per una figura considerata l’emblema della nazione e che, come detto, si mostra sempre molto orgoglioso delle sue origini.

Il tennista (così come i suoi genitori, molto attivi e presenti nella gestione degli affari e dell’immagine del figlio) si è sempre difeso sostenendo che quella di vivere a Monte Carlo è una necessità e che comunque il contributo alla sua terra non è mai mancato per via delle innumerevoli attività che porta avanti. In effetti Nole, con l’aiuto della moglie, è molto attivo nel sociale, ha contribuito alla costruzione di diverse infrastrutture sportive a Belgrado ed è legato a molte attività commerciali (tra cui degli apprezzati ristoranti nella capitale).

Nonostante questo, il tema rimane delicato ed è sempre uno dei più utilizzati dai suoi, comunque non molto numerosi, critici. In questo senso, l’episodio più celebre è avvenuto lo scorso anno, quando il tennista si è presentato al Pionir di Belgrado per assistere al derby di basket tra Stella Rossa e Partizan. Un ristretto gruppo di tifosi del Partizan ha iniziato a fischiarlo indirizzandogli cori che lo invitavano polemicamente a pagare le tasse. Un piccolo episodio, ma significativo. A cui sicuramente ha contribuito anche un altro fattore. Nole, infatti, è un tifoso dichiarato della Stella Rossa e, come noto, i rapporti tra quelle due tifoserie non sono e non saranno mai del tutto sereni. A prescindere anche dalla grandezza di uno sportivo come Novak Djokovic.

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Classe 1987, un po' veneto, un po' siciliano, laureato in giornalismo. Tra redazioni e uffici stampa faccio questo mestiere già da qualche anno. Più o meno. Adoro lo sport, tifo Palermo nel calcio e Verona nel basket. Ho scritto due libri e non sono ancora riusciti a farmi smettere. Attualmente vivo a Sombor, in Serbia.

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