Luz racconta la catarsi dopo Charlie Hebdo

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Catarsi LuzSe ti salvi per puro caso da una strage terroristica che cancella in pochi attimi vent’anni della tua vita, i tuoi amici più cari, i tuoi colleghi, i compagni di tante lotte, non muori forse un po’ anche tu?

Sapere che quel giorno sei arrivato tardi all’appuntamento col destino solo perché è il tuo compleanno e vuoi prendere una torta, non è una condizione necessaria e sufficiente per vivere il resto della tua vita con il senso di colpa?

Un senso di colpa che chiamerai Ginette. Un nodo allo stomaco che ti accompagnerà e che imparerai a deridere, perché è questo che hai fatto per venti anni a Charlie. Ed è solo questo quello che sai fare. Ridere e far ridere. Di tutto e di tutti. Pure di Maometto. Pure della morte.

Catarsi è una parola che deriva dal greco e significa purificazione.

Catarsi è per Luz il modo per affrontare quello che è successo nella sede di Charlie Hebdo la mattina del 7 gennaio 2015.

Mentre il mondo, con una retorica imbarazzante, scopriva di essere Charlie, Luz voleva mollare tutto. Lasciare e forse lasciarsi andare.

Catarsi è l’opera con cui Luz ritrova la forza, o almeno ci prova, di dissacrare e raccontare il suo post. Attraverso piccoli flash, lunghi al massimo sei pagine, ricostruisce quella giornata e tutti i cambiamenti che da lì entreranno nella sua vita. Dalla scorta armata a imbarazzanti sculture con matite sanguinanti alte tre metri, passando per gli incubi e il suo essere un poco morto anche lui, quel 7 gennaio.

Dalla retorica della matita alzata in aria come monito di una non resa, all’ipocrisia del #JeSuisCharlie, al caso tutto italiano de Il fatto quotidiano uscito con la copia post strage andata a ruba; che forse vale la pena domandarsi: se tutti gli italiani che si sono sentiti Charlie avessero invece comprato Linus, rivista storica, in crisi e fonte di ispirazione per Charlie, non sarebbe stato un gesto più in linea? Non si sarebbe stati davvero un po’ Charlie?

Luz forse un giorno disegnerà una vignetta su tutte le copie di quell’edizione comprate e mai aperte. Finite come fondo delle gabbiette dei canarini, o per pulire i vetri o chissà che altro. Lo stesso Luz, in una vignetta, li usa per aumentare la fiamma di un calorifero e rischiare quasi di bruciare vivo.

Luz ci regala una raccolta di mini storie da lasciarci inquieti e svegli la notte. A guardare il soffitto e a riflettere su quanto accaduto quella mattina. E nel leggerlo è legittimo pensare che lui non si perdonerà mai quel giorno di non essere stato lì insieme ai suoi compagni.

A guardare la morte in faccia e sbeffeggiarla, per l’ultima volta.

Catarsi, Luz, Bao Publishing, 128 pp, 16 €

Federico Vergari. 3 giugno 1981. Giornalista pubblicista. Un saggio sul rapporto tra politica e fumetto pubblicato nel 2008 con Tunué. Scrive un po’ di tutto sul suo blog ilcanedaguardia.blogspot.com. Per lenius.it si occupa esclusivamente della nona arte. II fumetto.

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