Baku: in Azerbaijan alla scoperta della terra del fuoco

di
Baku
@Bs0u10e0 via Visual Hunt

Affacciato sul Mar Caspio, fra la Russia e l’Iran, si trova l’Azerbaijan: una terra dalle origini antiche, ma con lo sguardo rivolto al futuro. Un Paese che nel corso della sua storia è stato oggetto di varie invasioni e dominazioni che gli hanno lasciato, oltre a profonde ferite, un carattere estremamente variegato in cui convivono diverse etnie e religioni.

Detto anche Terra del Fuoco, l’Azerbaijan e la sua capitale Baku hanno con questo elemento un legame profondo, tanto che il fuoco è il simbolo del paese e fa parte della sua storia e tradizioni.

Baku: il fuoco negli occhi e nelle vene

Il fuoco è l’elemento simbolo dell’Azerbaijan e, di conseguenza, di Baku. Fuoco che esce dalle viscere della terra e illumina i templi color sabbia dall’incantevole semplicità, ma anche fuoco del sole che invade strade e palazzi, fuoco amico del petrolio – principale ricchezza del Paese – e, soprattutto, fuoco negli occhi e nelle vene dei suoi abitanti.

Baku Flame Towers
@Cristina Giuntini

La popolazione azera ama e rispetta il fuoco a tal punto che il monumento più importante di Baku, costruzione giovane e moderna, è costituito da tre grattacieli a forma di fiamma. Le Flame Towers non sono altro che un complesso residenziale, ma la loro vista, che domina l’intera città, è spettacolare. Vale la pena di osservarle una volta calato il sole, magari passeggiando sul lungomare: un sistema di illuminazione a LED le trasforma in giganteschi schermi sui quali prendono vita giochi di luce, colore e disegni di vario tipo fra i quali non manca mai la bandiera azera.

Il centro di Baku: il fuoco della tradizione

A Baku ogni edificio, ogni singolo mattone suggerisce un’idea di calore. Forse è colpa di quel color sabbia che riveste terra e mura delle case senza soluzione di continuità. Passeggiando per il centro della città, con il sole che si insinua in ogni stradina, si ha quasi l’impressione che il tutto sia venuto fuori dal deserto, semplicemente così, spuntando come una pianta.

Baku Palazzo degli Shirvanshah
@Grazia.it

Se le Flame Towers sono il simbolo della modernità, quello della tradizione è sicuramente lo splendido Palazzo degli Shirvanshah. Ci si può agevolmente perdere in questa sequela di colonne, volte a crociera, archi a sesto acuto, cupole, ricami in pietra. Il complesso comprende una tomba a volta, una moschea con il minareto – uno dei simboli della città – il mausoleo, la porta di Murad, una cisterna e i resti delle terme. Al suo interno si trova anche un interessante museo che espone opere d’arte e oggetti di uso comune della tradizione azera. Se parlate un poco di russo e siete fortunati, potreste trovare delle gentili guide locali che, per il solo piacere di farlo, vi spiegheranno la storia e le particolarità dei pezzi che più vi interessano.

La Torre della Vergine di Baku: il fuoco di un’insana passione

A pochi passi dal palazzo degli Shirvanshah si trova un altro simbolo della città di Baku, la Torre della Vergine. Si tratta di una costruzione spartana e decisamente singolare, un alto tronco di cono con un muro a mo’ di appendice, simile a un rotolo di carta dal quale si stia staccando un foglio. L’aspetto è brunito, come se il fuoco avesse attaccato anche questo monumento, colorandolo della sua forza devastante. Al suo interno si trova un museo sulla storia di Baku e sulla sua cima una terrazza panoramica.

Baku Maiden Tower Torre della Vergine
@panoramio.com

La sua costruzione, però, è legata a una leggenda sinistra e raccapricciante: si narra che il Khan di Baku, rimasto vedovo, venisse colto da improvvisa e scandalosa passione verso la sua unica figlia, tanto da arrivare a imporle il matrimonio con lui. La povera ragazza cercò di prendere tempo chiedendo, come dono di nozze, la costruzione di una torre: sperava che, nel frattempo, il padre rinsavisse. Ciò però non avvenne e alla sventurata, terminata che fu la costruzione della torre, non restò che togliersi la vita gettandosi dalla sua cima.

Il Memoriale di Baku e il fuoco del ricordo

Nel visitare Baku non si può prescindere da una visita al Memoriale dedicato ai tragici fatti del Gennaio Nero. Nel Gennaio del 1990 il movimento per l’indipendenza azera fu violentemente represso dalle truppe sovietiche: incerto il numero dei morti, poiché le stime ufficiali e quelle ufficiose sono in forte contrasto.

Baku Memoriale
@Tony Bowden via Flick

Il Memoriale, affacciato sul mare, è un viale i cui lati sono interamente percorsi da tombe in marmo nero e al cui termine si trova un alto e snello padiglione. Un luogo dove torti e ragioni si confondono e si dissolvono e si può solo provare pena per le persone che hanno perso la vita in quel tragico Gennaio. Una delle prime lapidi attira l’attenzione più delle altre: sul marmo nero è disegnato, in bianco, il ritratto di una coppia di giovani sposi. Sono Ilham e sua moglie Fariza che, davanti al suo assassinio, preferì togliersi la vita piuttosto che andare avanti senza di lui.

Nei dintorni di Baku, dove il fuoco nasce

Baku collina del fuoco perenne Yanar Dag
@Cristina Giuntini

Se volete capire fino in fondo quale sia l’origine dell’amore degli azeri per il fuoco, dovete recarvi fuori Baku a Yanar Dag, la collina del fuoco eterno. Rimarrete sbalorditi nel vedere le fiamme uscire dalle viscere della terra per bruciare indisturbate giorno e notte. Il fenomeno è dovuto alla presenza di gas naturali nel terreno: tali gas causano un’eruzione di fuoco che attraversa gli strati di argilla porosa del terreno. Le spiegazioni scientifiche, però, non hanno intaccato il fascino di questo luogo, considerato sacro e venerato dagli azeri, prediletto dai turisti e protetto dallo Stato.

Baku Tempio del Fuoco Ateshgah
@Cristina Giuntini

Non potrete poi evitare di dirigervi verso Ateshgah, il Tempio del Fuoco. La costruzione, maestosa nella sua semplicità, ha l’aspetto di una piccola fortezza con, al centro, un altare coperto sotto il quale brucia il fuoco perenne. In realtà si tratta di una fiamma che, al giorno d’oggi, viene accesa artificialmente: infatti, nel XIX secolo, l’uscita del gas naturale si è interrotta a causa di uno spostamento del terreno. Questo, però, non toglie niente alla suggestione del luogo che rimanda al culto zoroastriano degli adoratori del fuoco.

La musica di Baku: il fuoco del mugham

Il suono del kamancha e del tar, i due strumenti a corda tipici azeri, e l’accompagnamento del sottile tamburo, accolgono un canto suadente e ripetitivo eseguito con voce nasale: questo è il mugham, il genere musicale tradizionale azero. È un canto popolare che parla di amore, misticismo, tristezza e dolore e fa parte del patrimonio orale e immateriale dell’umanità, grazie all’Unesco.

Ai turisti basta andare in un ristorante indicato come tipico per sentirlo risuonare. Se, però, vi interessa approfondire l’argomento, è consigliabile una visita al Centro per il Mugham che si trova sul lungomare. Periodicamente vi si tengono eventi tesi ad avvicinare indigeni e turisti alla grande tradizione di questo tipo di musica: potreste avere la possibilità di assistere a concerti gratuiti, addirittura sorseggiando un autentico tè azero.

Il fuoco in cucina: buon appetito, Baku!

State passeggiando nel centro di Baku, è mezzogiorno e vi viene voglia di un sostanzioso spuntino. Cercate il ristorante Manqal: è poco più di una veranda aperta su di una stradina della città vecchia, ma lo riconoscerete subito vedendo il grande forno di pietra dove viene cotta la focaccia. L’impasto viene letteralmente sbattuto sui lati interni del forno, dove si attacca e raggiunge il grado di cottura desiderato. Non è una tradizione esclusivamente azera (questo tipo di cottura esiste in tutto il Caucaso e in Turchia, per esempio) ma è davvero gustosa, magari accompagnata da una buona zuppa di erbette.

Baku piatti tipici
@Cristina Giuntini

A metà pomeriggio, calmate il vuoto allo stomaco con un tè azero. Si tratta di un tè forte dal colore rosso acceso, immancabilmente accompagnato da una selezione di dolci di ogni tipo: tradizionalmente frutta sciroppata, ma anche biscotti, cioccolatini e più moderne more gommose o snack al cioccolato e mou tagliati a fettine.

Per cena, due consigli: l’intimo e suggestivo Firuza, oppure il più turistico ma scenografico Caravanserai. Ordinate verdure ripiene, piatti misti con polpette, riso, yogurt, carne in abbondanza e ancora verdure in grandi piatti scenografici e gustosi. Il tutto, ovviamente, accompagnato dal mugham e da esibizioni di fachiri e danzatrici del ventre. Roba da turisti, ma anche questo fa parte del gioco e dell’allegria di una serata azera.

Baku: come arrivare, come muoversi, dove dormire

Azerbaijan Airlines vola da Milano senza scali, con buone offerte. Dalle altre città italiane sono necessari uno o due scali e il prezzo lievita. Una volta arrivati, per muoversi nei dintorni di Baku è bene affidarsi ai taxi, che sono a buon mercato, mentre in città ci si può spostare in metropolitana, anche per evitare il traffico incredibile delle ore di punta.

Quanto all’accoglienza, Baku offre un gran numero di hotel di lusso, lasciando al turista facoltoso solo l’imbarazzo della scelta. Più difficile trovare buoni bed and breakfast. Ricordatevi che AirBnB è sempre una valida alternativa.

Se vi siete incuriositi e siete pronti a questa nuova esperienza non vi resta che preparavi a partire. Mettete in valigia una mente aperta e molto spirito di adattamento: Baku non è neppure parente delle città europee e vi metterà di fronte a cose e situazioni che potreste non capire e forse digerirete male. Vi basterà, però, vedere un’alba sul Mar Caspio per farvi passare la voglia di tornare a casa e farvi desiderare di fermarvi qui, fra canti nostalgici e focacce cotte sulla pietra, con il fuoco che riscalda la pelle e il cuore.

Baku tramonto Mar Caspio
@Cristina Giuntini

Fiorentina per nascita, pratese per residenza, cittadina del mondo per vocazione. Ama viaggiare, studiare le lingue, scrivere racconti, cantare, ballare, la musica, il teatro, i musei, l’arte. Scrive per ogaeitaly.net e recensisce libri per sololibri.net. Il suo peggior difetto è essere curiosa della vita. O è un pregio?

Commenta

Ultimi

Torna su