Tel Aviv al tappeto e poi di nuovo in piedi

di

KO a Tel Aviv

Ho letto KO a Tel Aviv di Asaf Hanuka in pochissimo tempo. Le pagine autoconclusive con pochi dialoghi, spesso con un’unica immagine, sembrano fatte più per essere guardate e assorbite nell’immediato. E poi rielaborate a distanza. Come una buona digestione.

La prima cosa a cui pensi leggendo il lavoro di Hanuka è che, anche se non ci sei mai andato, lo stato di Israele è esattamente come te lo immagini. Totalmente occidentale. Anche nei pensieri più intimi dell’autore, in cui sei trasportato nelle difficoltà spesso avvilenti o inquietanti di “un uomo con famiglia”, ti rendi conto che sei a Tel Aviv soltanto se chiudi il libro e leggi il titolo in copertina. Perché, a pensarci bene, potrebbe trattarsi di una qualsiasi suburbs per bene, bianca, americana.

E la Palestina? (Io me lo sono chiesto, ma non è detto che voi dobbiate per forza porvi questa domanda).

La Palestina si sente, a volte, ma non compare. Si percepisce, ma non se ne parla.

Si citano dei fuochi d’artificio in una vignetta e in quella seguente compare un missile. Eccola, la Palestina non palese. La mia sensazione è che si tratti di una situazione endogena e caratterizzante dei narratori locali che (virgolette d’obbligo) “banalmente” è stata assorbita divenendo uno dei tanti filtri con cui Hanuka racconta, inquadra e fotografa la sua esistenza.

Magari in un piccolo dettaglio (un elmetto su una libreria, chiaro souvenir israeliano della leva obbligatoria), ma c’è.

Come un frammento di film impercettibile che vede solo il tuo cervello (sì, sto citando Fight Club).

Il libro, dicevo, racconta – niente di più e niente di meno – gli avvenimenti principali che hanno caratterizzato la settimana dell’autore (è una raccolta di strisce settimanali del suo blog). Ricordi di infanzia, problemi al lavoro, celebrazioni ebraiche varie, liti in famiglia, case da cercare, crisi coniugali vengono narrati attraverso il punto di vista decisamente iperrealista del disegnatore.

Asaf Hanuka KO a Tel Aviv

Asaf Hanuka KO a Tel Aviv

 

 

 

 

Alcune scelte stridono, sono violente, una macchina rotta diventa un fiotto di sangue che cola a terra fino ai piedi del protagonista, un fallimento generazionale diventa un uomo sfatto all’angolo di un ring e suo figlio in pantaloncini corti e guantoni, davanti a lui che aspetta il gong. Si chiama Seconda possibilità, quel capitolo, ed è anche la copertina del libro.

I disegni di Hanuka sembrano statue di Cattelan, ma anche ritratti di David LaChapell e il libro ti lascia smarrito, ti aspettavi un retrogusto politico (forse lo cercavi) e invece rimani sul tuo divano con un uomo che ha deciso di raccogliere le sue paure e le sue angosce in un fumetto.

Ma poi, riflettendoci, se non è questa politica, allora cosa?

Da leggere assolutamente, ma sapendo a cosa si sta andando incontro.

Asaf Hanuka, KO a Tel Aviv, Bao Publishing, pp. 96, 14 euro

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Federico Vergari. 3 giugno 1981. Giornalista pubblicista. Un saggio sul rapporto tra politica e fumetto pubblicato nel 2008 con Tunué. Scrive un po’ di tutto sul suo blog ilcanedaguardia.blogspot.com. Per lenius.it si occupa esclusivamente della nona arte. II fumetto.

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