5 cose che ci dice la vittoria del NO al referendum

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1) Renzi ha perso perché la popolazione italiana è andata a votare in massa contro il suo governo. Probabile che la relazione con il contenuto della riforma sia molto debole, con buona pace di chi festeggia per il salvataggio della Costituzione. Un’affluenza quasi al 70% ad un referendum è un voto politico. Perde il premier, giuste le dimissioni. Dal suo discorso di ieri quasi impossibile che Renzi accetti di guidare la transizione, molto più probabile rinserri le fila dentro il Pd in attesa delle prossime elezioni: il suo è un arrivederci, ne siamo certi. L’ex premier ha confermato di saper perdere con molto stile, non altrettanto aveva dimostrato di saper fare nella vittoria post referendaria sulle trivelle. Se “è stata una festa della democrazia”, come ha detto il dimissionario presidente del consiglio, difficile dirlo: certamente è stato un errore gigantesco trasformare un referendum costituzionale in un referendum sul governo in tempi così complicati.

2) Hanno vinto il Movimento 5 Stelle, Salvini e Berlusconi. Non hanno vinto Bersani, D’Alema, la minoranza Pd e i residui a sinistra: in quel 60% c’è davvero poco di sinistra e c’è molto di protesta. Difficile pensare diversamente, Sinistra Italiana è data al 3% ed è un partito nato morto e senza alcuna spinta dal basso, a raccogliere la rabbia sociale è soprattutto il Movimento 5 Stelle.

3) Ora la palla passa a Mattarella, che ha davanti tre strade: la prima, apparentemente non percorribile, passa da un nuovo governo Renzi, la seconda vede un governo tecnico – ed è la più probabile, magari con Padoan al comando- e la terza elezioni subito, come chiederanno al Presidente della Repubblica 5 Stelle e Lega Nord.

4) Tutto sembra dire che il grande favorito a governare in futuro si chiami Movimento 5 Stelle, con il vento in poppa e i sondaggi in grande spolvero. C’è un piccolo problema, però: i 5 Stelle non sembrano affatto pronti a governare. La richiesta di elezioni subito di Di Maio e Di Battista ieri sera è sembrata più strumentale ad una loro narrazione in vista di una prossima campagna elettorale piuttosto che una richiesta reale in vista di un possibile vantaggio. Una cosa è certa: dato l’inaspettato successo, il Movimento 5 Stelle deve stabilire in fretta alcuni criteri interni, altrimenti finisce come a Roma. Se non peggio.

5) Nel Pd si apre una veloce resa dei conti, tra i 5 Stelle si apre una questione interna, a destra si accende uno scontro non da poco: Salvini, primo a presentarsi davanti alle telecamere, sarà di nuovo oggi in conferenza stampa e farà di tutto per accreditarsi il successo del NO. Probabile la Meloni lo segua, bisognerà vedere cosa combinerà Berlusconi, da lui dipende (ancora) molto dello scenario che si creerà a destra: andrà allo scontro con la destra xenofoba e anti europeista di Salvini o si aggregherà accettando di contare poco o nulla?

Un’ultima considerazione: il voto degli italiani all’estero, al centro di un complotto internazionale, è risultato ininfluente. Ha vinto il SI con il 64,70% dei voti, come era lecito aspettarsi, ma hanno votato il 30% degli aventi diritto. I complottisti alla Paragone, Pelù e soci possono tornare a occuparsi di scie chimiche, di una cosa ci siamo liberati: di una delle peggiori  e più lunghe campagne elettorali di sempre.

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