I 16 nomi per cui ricorderemo il 2016 del calcio

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2016 del calcio
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Il 2016 è stato un anno decisamente dinamico e pieno di avvenimenti che sarà difficile dimenticare. Anche lo sport si è fatto notare, con un calendario ricco di imprese sportive epocali, eventi che hanno catalizzato l’attenzione di continenti, e record che rimarranno nella storia.
Per ripercorrere il meglio di quest’annata incredibile, ecco 16 nomi che difficilmente ci franno dimenticare il 2016 del calcio. 

1. Claudio Ranieri (Leicester City)

Il 2015 di Tinkerman si era chiuso col suo Leicester in vetta alla Premier League, in coabitazione con l’Arsenal, ma con ancora in pochi che credevano alla vittoria del titolo.

Il 2016, per l’allenatore di Testaccio, è stato l’anno della consacrazione di una carriera: riconquistata la vetta in solitaria a fine gennaio, l’incredibile marcia trionfale delle Foxes è arrivata al trionfo il 2 maggio, giorno in cui un gol di Eden Hazard ha chiuso definitivamente le residue velleità di rimonta da parte del Tottenham.
Assaporato il trionfo, il ritorno alla realtà per il Leicester non è stato dei migliori: attualmente la squadra si trova in piena zona retrocessione, avendo fatto appena 16 punti in 15 partite, ma con un ottavo di finale di Champions da giocare col vantaggio del fattore campo.

Ranieri è in corsa per il Pallone d’Oro degli allenatori (insieme a Zidane e Fernando Santos): in caso di vittoria diventerebbe il primo italiano di sempre ad aggiudicarsi il riconoscimento.

2. Gareth Bale (Real Madrid, Galles)

Non vincerà (purtroppo) il Pallone d’Oro, ma nel 2016 Gareth Bale ha tenuto a ribadire come non sia utopistico avanzare la sua candidatura a uno dei migliori giocatori di sempre.

Giudizio che non deriva (solo) dalla sua seconda Champions League in tre anni con il Real Madrid, ma soprattutto dall’incredibile ed impressionante cammino del suo Galles ad Euro 2016. I Dreigiau quest’anno si sono consolidati tra le migliori nazionali del mondo, arrivando ad un passo dalla Finale di Euro 2016 (alla prima partecipazione), quando in occasione dei precedenti Europei avevano un ranking inferiore a quello di Libia e Capo Verde: gran parte del merito di tutto ciò è da attribuire al tuttocampista/attaccante di Cardiff, il prototipo del giocatore del futuro.

3. Paul Pogba (Juventus, Manchester United, Francia)


Dopo aver conquistato il suo quarto scudetto con la Juventus (quinto consecutivo per i bianconeri) ed aver visto sfumare il titolo di campione d’Europa con la Francia, Paul Pogba nel 2016 è passato alla storia principalmente per due ragioni: essere il principale testimonial sportivo della dab dance e, soprattutto, l’intestatario del cartellino più oneroso della storia del calcio (almeno fino ad ora).

Il suo ritorno al Manchester United finora non è stato dei più positivi, ma il tempo è assolutamente dalla sua parte.

4. Eduardo Vargas (Hoffenheim, Cile)


Sfigato nei club, implacabile in Nazionale: anche il 2016 ha confermato la strana parabola di Edu Vargas, protagonista di uno dei controsensi più incredibili del calcio contemporaneo.

Dopo una stagione assolutamente anonima all’Hoffenheim in Germania (solo 2 gol in 25 partite), l’attaccante cileno ha guidato il Cile al secondo trionfo consecutivo in Copa America, diventando sia il capocannoniere dell’edizione del Centenario che il massimo marcatore storico del Cile.

Al momento in cui scrivo Vargas è ancora a secco in questa stagione con il club tedesco, ma rimane un punto fermo del Cile, che nel 2017 sarà chiamato ad una difficile rincorsa per qualificarsi al Mondiale del 2018.

5. Gonzalo Higuain (Napoli, Juventus, Argentina)


Il 31 dicembre 2015 Gonzalo Higuain ha festeggiato l’arrivo dell’anno nuovo da capocannoniere indiscusso della Serie A, con 16 gol in 17 partite, e col suo Napoli in piena lotta scudetto (a -1 dall’Inter capolista – che tempi).

Nel 2016 l’universo del Pipita è stato sconvolto più volte: dopo aver battuto lo storico record di Nordahl con 36 gol in campionato e aver fallito per la seconda volta consecutiva la conquista della Copa America con la sua Argentina, Higuain ha segnato la storia del calcio italiano quando la Juventus ha pagato al Napoli la sua clausola rescissoria di 90 milioni di euro, rendendolo il giocatore più caro di sempre della storia del calcio italiano.

Il suo ambientamento in maglia bianconera è stato abbastanza ondivago: i gol segnati finora, tra campionato e Champions, sono 10 in 20 partite, con l’ultimo (alla Dinamo Zagabria) che ha interrotto un digiuno che durava da un mese. Nel 2017 di certo non mancheranno le motivazioni, su più fronti: Serie A, Champions League e anche Argentina, dove dovrà confermare la fiducia del CT Bauza, che lo preferisce ad alternative di tutto rispetto come Mauro Icardi.

6. Gianluca Lapadula (Pescara, Milan, Italia)


È facile pensare immediatamente a Gianluca Lapadula come esempio di giocatore italiano la cui vita è cambiata radicalmente nel 2016.

Capocannoniere della Serie B con 27 gol e guida del Pescara tornato in Serie A dopo 3 anni, Lapadula è anche passato attraverso il gran rifiuto al Perù, che lo voleva per la Copa America, e soprattutto dall’approdo al Milan, dove – dopo un difficile inizio di stagione – sta scalando le gerarchie grazie a gol importanti e decisivi, che gli hanno fruttato anche il debutto con la Nazionale italiana.

7. Gianluigi Donnarumma (Milan, Italia)


Se il 2015 è stato l’anno del debutto in Serie A, per Gigio Donnarumma il 2016 è stato quello della conferma ad alti livelli, con la ciliegina del debutto in Nazionale maggiore: il gigante bambino del Milan è il portiere più giovane della storia azzurra.

Se nel 2017 sarà atteso dal probabile tormentone sul rinnovo del contratto con i rossoneri, l’anno appena trascorso sarà quello cui ci riferiremo fra 20 anni dicendo, tra noi, “ma ti ricordi quando Donnarumma aveva 17 anni e dominava?”.

8. Antoine Griezmann (Atletico Madrid, Francia)


È stato protagonista di una delle singole stagioni più determinanti e spettacolari degli ultimi anni, anche se il suo 2016 è più classificabile come “2002 di Ballack” che “2010 di Milito”.

Di certo Le petit diable dell’Atletico, avido consumatore di mate, non dimenticherà mai – nel bene e nel male – questi ultimi 12 mesi, in cui ha trascinato i Colchoneros alla seconda finale di Champions League in 3 anni e la sua Francia, da capocannoniere, alla finale dell’Europeo 2016.

Ai suoi (tanti) gol e assist vanno anche affiancate le delusioni, come il rigore sbagliato nella finale di San Siro. Anche Griezmann ha il tempo dalla sua, e se sarà in grado di confermare i livelli – altissimi – tenuti in questo 2016 potrà togliersi tantissime soddisfazioni, a ritmo di Drake.

9. Monchi (Siviglia)


All’anagrafe come Ramon Rodriguez Verdejo, una vita dedicata al Sevilla Futbol Club. Prima come portiere e poi, dall’inizio del secolo, come direttore sportivo.

Principale artefice della squadra capace di conquistare 5 edizioni di Coppe UEFA/Europa League tra il 2006 e il 2016, dopo il trionfo di Basilea sul Liverpool ha rivoluzionato la squadra, portando in terra andalusa Jorge Sampaoli al posto di Unai Emery, volato alla volta di Parigi e costruendo la squadra più sexy per un hipster del calcio: da Franco Vazquez a Ganso e ai prestiti di Vietto, Kranevitter, Sirigu e Nasri, il Siviglia entra nel 2017 con la consapevolezza di tornare a disputare gli ottavi di Champions League per la prima volta dal 2010.

10. Maurizio Zamparini (Palermo)


Davide Ballardini. Guillermo Schelotto. Fabio Viviani. Giovanni Tedesco. Giovanni Bosi. Giuseppe Iachini. Walter Novellino. Davide Ballardini (non è un refuso). Roberto De Zerbi. Eugenio Corini.

Nonostante nel 2016 il Palermo abbia registrato più allenatori che vittorie in campionato (nell’arco di due stagioni), i rosanero di Zamparini sono riusciti a centrare un’improbabile salvezza nel maggio scorso e sono oggi protagonisti della più deprimente lotta salvezza della storia della Serie A (ad oggi le ultime quattro sommano 30 punti -e 5 vittorie complessive, di cui una a tavolino- in 15 giornate, che attualmente varrebbero un 4° posto), ma anche grazie agli inattesi gol di Ilja Nestorovski nulla è definitivamente compromesso.

Il 2016 è stato il peggiore anno della carriera calcistica di Zamparini, ma c’è ancora una luce in fondo al tunnel: non importa quanto tu operi male, il calcio italiano continuerà a regalarti possibilità.

11. Maurizio Sarri (Napoli)

When Sarri gets pissed off, the dugout g…
Protagonista sul campo, con un bel secondo posto dopo aver sognato a lungo lo scudetto e con la vittoria del girone di Champions League, ma anche fuori, con l’insulto omofobo a Roberto Mancini e i rapporti tesi con la stampa: il 2016 del calcio è stato (anche) l’anno di Maurizio Sarri.

Alla vigilia di un 2017 in cui dovrà confermarsi tra i migliori d’Europa, è giusto fermarsi a ricordare e anche ammirare l’ottimo lavoro svolto negli ultimi dodici mesi da parte dell’allenatore napoletano d’origine e toscano d’adozione.

12. Lars Lagerback (Islanda)


Decano del calcio svedese, l’esperienza di Lagerback è stata una delle chiavi per la storia calcistica del 2016, insieme alla Premier vinta dal Leicester: l’Europeo dell’Islanda, spintasi da debuttante fino ai quarti di finale, raggiunti dopo aver eliminato anche l’Inghilterra.

L’iconicità dell’avventura islandese, simboleggiata dal Geyser Sound che ha fatto il giro del mondo, è solo la copertina di un lavoro portato avanti per 5 anni da Lagerback, che già aveva sfiorato la qualificazione al Mondiale 2014, e lasciato in estate, dopo il rientro trionfale a Reykjavik, al suo fidato vice Heimir Hallgrimsson.

13. Reinaldo Rueda (Atletico Nacional)


Dopo aver qualificato due nazionali diverse a due mondiali consecutivi (Honduras 2010 ed Ecuador 2014), nel 2016 Reinaldo Rueda ha riportato la Libertadores all’Atletico Nacional, tornato sulla cima del Sudamerica per la prima volta dal 1989, ed è arrivato ad un passo dal double continentale con la Copa Sudamericana.

Double non raggiunto per un qualcosa di più nobile di una semplice vittoria: l’aver fatto sì che la CONMEBOL assegnasse il titolo della Sudamericana alla Chapecoense, distrutta da un incidente aereo mentre era in volo per Medellin per disputare la finale d’andata.

Nel 2017 rivedremo l’Atletico in Libertadores, dopo averlo visto contendere il Mondiale per Club al Real Madrid, e vedremo anche la squadra di Rueda affrontare la Chape in quella che sarà un’emotiva e commovente Recopa Sudamericana.

14. Sam Allardyce (Sunderland, Inghilterra)

Dopo aver guidato il Sunderland ad un’appassionante salvezza in Premier League, fatta di tenacia e difesa, sembrava che il 2016 per Big Sam fosse la breakout season: il fallimento dell’Inghilterra agli Europei francesi, costato la panchina a Roy Hogdson, gli aveva spalancato le porte verso il sogno di una vita, la panchina dei Three Lions.

Il (sofferto) debutto vincente contro la Slovacchia resterà, però, l’unica partita di Allardyce da CT inglese: a fine settembre il suo nome è la punta dell’iceberg di un’inchiesta del Daily Telegraph sulla corruzione nel calcio d’oltremanica, e dopo appena 67 giorni alla guida della nazionale la Football Association lo esonera, per far posto al suo vice Gareth Southgate.

Allardyce, non nuovo a vicende torbide, attualmente è senza squadra, con nessuna prospettiva di impiego a breve termine, e probabilmente ricorderà questo 2016 come un giro sull’ottovolante.

15. Luis Suarez (Barcellona, Uruguay)


Nel meraviglioso romanzo che è la vita di Luis Alberto Suarez Diaz, il capitolo 2016 è indubbiamente associato alla parola riscatto. Scarpa d’Oro col Barcellona e, complessivamente, miglior giocatore della stagione dei catalani, el pistolero è tornato a giocare anche in Nazionale, scontata la squalifica ricevuta a seguito del morso a Chiellini in Brasile, e i suoi gol stanno contribuendo a traghettare la Celeste verso una tranquilla qualificazione al mondiale russo.

L’unico rammarico, probabilmente, è l’infortunio patito a fine stagione con i blaugrana, che gli ha impedito di prendere parte alla Copa America Centenario, conclusasi con una clamorosa eliminazione al primo turno per l’Uruguay.

16. Cristiano Ronaldo (Real Madrid, Portogallo)


Il 2016 è stato, probabilmente, l’anno in cui Cristiano Ronaldo, da quando gioca in terra madrilena, è risultato meno determinante in assoluto, almeno nei momenti “decisivi”: ad esempio, i suoi 16 gol in Champions League (ad uno dal record storico stabilito nel 2013-14, sempre da lui) si sono fermati alla rimonta ai quarti di finale contro il Wolfsburg (anche se va ricordato il rigore decisivo contro l’Atletico).

Agli Europei la sua doppietta contro l’Ungheria è stata fondamentale per mantenere in corsa i lusitani, qualificatisi agli ottavi come la peggiore “miglior terza”; ma fatta eccezione per quella partita, nelle restanti sei gare giocate in Francia CR7 conta, all’attivo, un solo gol, in semifinale contro il Galles.

L’annata che gli regalerà il suo quarto Pallone d’Oro in carriera è stata, probabilmente, la più indimenticabile per il fenomeno di Madeira.

Il primo trionfo con la Nazionale, arrivato in maniera tanto sorprendente quanto rocambolesca ed in contemporanea ad un nuovo “fallimento” di Lionel Messi con l’Argentina, ha contribuito a cambiare la percezione generale di CR7 e l’ha probabilmente liberato di una “scimmia” paragonabile a quella di LeBron James con i Cleveland Cavaliers: nel 2017 vedremo un Ronaldo front-runner per vincere quella Liga (attualmente il Real è a +6 sul Barcellona secondo) che gli manca dal 2012, un anno che potrebbe segnare l’inizio della terza fase della sua vita calcistica, quella che porterà lentamente, ma in maniera egualmente appassionante, verso la fine della sua leggendaria carriera.

Nato a Palermo nel 1992 e cresciuto in Uruguay a Montevideo, una vita universitaria tra Milano e Londra. Dopo un Master in Media cerco di farmi strada nel mondo dei miei sogni e divido la giornata tra l’NBA, Netflix e il viaggiare con la fantasia. Manu Ginobili è il mio eroe, ed Emma Watson ha cambiato la mia vita. Sogno di fare il giornalista sportivo da quando credevo ancora a Babbo Natale, e a volte mi chiedo se non fosse stato meglio sognare di fare il calciatore.

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